lunedì 17 settembre 2012
VARIE TECNICHE DI PESCA.
PESCA A GALLEGGIANTE CON CANNA FISSA: questa tecnica e' la piu' usata e la piu' antica.Le canne fisse ci sono di svariate misure e tipologie assecondo le necessita'.
La lenza montata su canna fissa deve avere la stessa lunghezza di essa.
I galleggianti si possono usare di svariate grammature, assecondo la tipologia di pesce che andiamo ad insidiare.
PESCA A GALLEGGIANTE CON CANNA A MULINELLO:questa tecnica di pesca e' la succesione della precedente.Secondo me un po' piu' complicata, qui abbiamo un mulinello contenente svariati metri di filo assecondo la nostra necessita' di lancio, questo filo ci servira' per lanciare piu' in lontananza e per contrastare i pesci piu' furiosi (attraverso la frizione del mulinello)
PESCA ALL'INGLESE:questa tecnica di pesca viene usata per pescare con il galleggiante a lunga distanza, infatti si usano canne piu' robuste e galleggianti piombati che arrivano tranquillamente fino a 30g.Di solito vengono usate come galleggiante delle penne piombate , che anno la caratteristica di contrastare il vento a lunghe distanze e di essere supar sensibili alla minima abboccata.
PESCA A ROUBASIENNE:questa tecnica di pesca e' davvero una disciplina, infatti vengono fatte delle gare specifiche solo per usare questa tipologia di pesca.Questa tecnica di solito viene usata in canali fiumi e carpodromi.La particolarita' di essa e' che si ha la possibilita' di depositare l'esca sempre alla solita distanza e avere una ferrata diretta sul pesce.Le roubasienne sembrano canne fisse di 13-15m, ma in pesca vengono smontate e accorciate fino a 2.5-3m (che coincide anche con la lunghezza della lanza).
PESCA A RECUPERO CON ESCHE ARTIFICIALI:Anche questo tipo di pesca chiamata "spinning" e' una vera e propria disciplina.
Lo spinning viene praticato in qualsiasi tipologia di acque dolci, e' anche molto comune tra i pescatori di trote nei torrenti.
Le canne usate per questa tecnica non sono molto lunghe infatti hanno una misura che oscilla tra ( 2-3 )m.
Naturalmente l'esca artificiale viene scelta in base al pesce da insidiare; ci sono parecchie tipologie di esche: siliconiche (vermi,vermoni, pesci..etc)
metalliche (ondulanti e rotanti) ed in fine il classico pesciolino finto chiamato genericamente (rapala).
PESCA A RECUPERO A BALLERINA O TREMARELLA:Questo tipo di pesca viene praticata per la pesca alla trota in lago, la differenza tra ballerina e tremarella e' dovuto semplicementa al tipo di piombo impiegato e al movimento del polso del pescatore.
Per pescare a ballerina si usano bombarde di varie tipologie,invece per pescare a tremarella si puo' usare un semplice vetrino o un piombo di forma molto allungata.
In questo caso useremo canne tipo bolognese o canne comunque non troppo lunghe max 4m.
Secondo me questa tecnica e' davvero vincente e a volte fa la differenza.
PESCA A RECUPERO CON LA PENNA: Questa tecnica e' molto semplice, e' praticamente una pesca con il galleggiante, ma viene usata una penna al posto di esso, e di solito un vetrino come piombo.
Anche con quescta tecnica l'esca non si deve fermare mai!!!!!
La pesca con la penna e' sicuramente una delle tecniche migliori per insidiare le trota in laghi artificiali.
Essendo una pesca con galleggiante si possono usare qualsiasi tipo di canne, sicuramente sempre di una certa lunghezza, 3.5m minimo.
PESCA A FONDO:La pesca a fondo con il piombo e' sicuramente insieme alla pesca con il galleggiante una delle tecniche piu' antiche.
Per praticare questo tipo di pesca si usano canne non molto lunghe max 4m e abbastanza robuste per poter contrastare la potenza dei " pesci di fondo".
la grammatura dei piombi, la lenza e l'amo variera' assecondo della tipologia dei pesci che andremo ad insidiare.
PESCA A LEDGERING:La pesca a ledgering e' semplicemente un pesca a fondo,ma,come dice il nome si usano canne piu' leggere, cioe' piu' sensibili alle abboccate dei nostri amici pesci.
Con questo tipo di pesca al contrario di quello che si possa credere si possono insidiare anche pesci di taglia discreta assicurandoci un divertimento maggiore.
Le canne per questo tipo di tecnica di solito sono formate da due pezzi a incastro ed un terzo pezzo(cimino) intercambiabile assecondo la sensibilita' che si desidera.
Il cimino di solito viene colorato con colori molto vistosi per visualizzare ancora meglio la toccata del pesce.
PESCA CON TECNICA A " CARPFISHING "
PESCA A CARPFISHING: Parlare di questa tecnica, in poche righe mi resta davvero difficile;comunque provero' a riassumere le cose fondamentali.
Questa tecnica che ormai pratico da qualche anno non e' altro che una pesca a fondo , ma proiettata verso il futuro.
Il carpfishing e' davvero complesso e sono moltissime le varianti sia di esche, terminali,canne,mulinelli,avvisatori centraline,tende,barchini telecomandati e chi piu' ne a piu' ne metta.
Questa tecnica e' entrata in italia nei primi anni 90, ma soltanto negli ultimi anni si e' stesa ad un vasto campo di pescatori.
Per incominciare a praticare il carpfisching secondo me le cose fondamentali sono:almeno due canne,due mulinelli,due avvisatori acustici,due avvisatori visivi,un rod pod (puntale porta canne),un guadino capiente,un materassino di slamatura,un po' di attrezzatura e una delle cose piu' importante tanta pazienza.
Le canne per il carpfisching sono abbastanza robuste,perche' a volte devono sopportare lenze molto pesanti, sopratutto quando dobbiamo pescare a lunghe distanze.
la lunghezza delle canne varia assecondo la tipologia di azione, ma al massimo arrivano a 4m.
Il carpfishing è una tecnica Anglosassone per la cattura della carpa, che viene trattata con la massima cura, rispetto alla tradizionale pesca a fondo. Nel carpfishing L'esca non viene posizionata sull'amo ma su un filo esterno e le catture, dopo essere fotografate vengono rilasciate. I segnalatori di abboccata, permettono di restare a pesca per più giorni, pertanto in prossimità del sito, deve essere posizionata una tenda o un'altro strumento di riparo.
PESCA AL TOCCO
La pesca al tocco e' una tecnica un po' particolare, perche' viene praticata solo nei torrenti e nei fiumi di montagna.
Nella maggior parte dei casi questa disciplina viene usata per la pesca alla trota in corsi d'acqua limpidi e tortuosi di alta quota.
La pesca al tocco secondo me non e' altro che un ibrido tra la pesca a galleggiante e la pesca a fondo, infatti la lenza per questa tecnica e' formata da un piccolo galleggiante che serve solo cone segnalatore e da un terminale che puo' essere costruito con piombatura "spallinata" o con una torpilla di almeno 5g.
Le canne impiegate sono di tipo teleregolabili (lunghe fino a 12m) cosicche' possiamo modificare il nostro raggio d'azione assecondo le necessita' ed esigenze.
Come mulinello e sufficiente un mulinello che ha come capienza poche decine di metri di lenza.
Con la pesca al tocco,come dice il suo nome la canna si tiene sempre in mano e appena si sente una piccola vibrazione o toccata si ferra!.
PESCA A MOSCA
Io sinceramente non conosco molto bene questa tecnica di pesca quindi mi limirero' a qualche accenno.
Con questa tecnica di pesca il raggio di pesci da insidiare e' molto ampio,dall'alborella alla trota, dal cavedano al temolo.
Nella pesca a mosca , contrariamente a quanto avviene con le altre tecniche,e' la lenza che fa da peso poiche l'esca non pesa praticamente niente.
La mosca e' unita alla lenza con un terminale di nylon.
La scelta della canna deve essere fatta in funzione del suo impiego, che ne determina una certa lunghezza e un'azione ben precisa.
Riguardo al mulinello,in questo tipo di pesca e' semplicemente un contenitore per il filo.
Il terminale e' molto importante perche' e' quello che posa la mosca sulla superficie dell'acqua.
PESCA AL SILURO
Per poter catturare questo maestoso pesce che raggiunge tranquillamente 80 kg e 2.5m di lunghezza vengono usate svariate tipologie di pesca sia da riva che dalla barca (naturalmente dove e' possibile).
Le tecniche piu' usate sono lo spinning e la pesca a fondo con o senza galleggiante.
PESCA A SPINNIG: per questa tecnica viene utilizzata un canna studiata appositamente, robusta,ma nello stesso tempo sensibile, pronta ad attutire qualsiasi maxi colpo del nostro amico baffuto.
Come mulimello si puo' usare qualsiasi tipo, purche' sia robusto e con un eccellente frizione!
Il filo di solito e' di tipo intrecciato con un diametro di 0,30-0,40mm.
Come esca si possono usare: ondulanti , rapala di svariste tipologie e varie esche in silicone ( naturalmente totto extra large).
PESCA A GALLEGGIANTE:nellala pesca al siluro con il galleggiante vengono usate canne molto robuste con una potenza di lancio fio a 800-900g. , il mulinello deve essere massiccio, con buona frizione e capienza di filo abbondante .
Anche in questo caso viene usata una lenza di tipo intrecciato con diametro di 0,50-0,60m.
Come amo si usa dal 2/0 al 10/0 assecondo l'esca usata.
Il galleggiante utilizzato per questa tecnica puo essere sia un galleggiante trovato in commercio sia un semplice palloncini gonfiato e portato ad un diametro di 10-15cm.
Come escha principale di solito viene impiegato un pesce vivo (carassio,cavedano,anguilla,etc..).
PESCA A FONDO:la pesca a fondo per il siluro e' molto simile alla pesca a fondo classica, naturalmente l'attrezzatura che viene utilizzata deve essere idonea a contrastare questo nostro amico "gigante".
Canna robusta non tanto lunga,mulinello massiccio e filo intrecciato con un diametro di 0,50-0,60mm.
Nella tecnica a fondo viene usata come esca il mazzo di ombrichi, un pezzo di fegato o il calamaro.
VARIE TIPOLOGIE DI LENZE PER LA PESCA AL SILURO
N1:lenza classica.
N2:lenza classica piombata,(questo tipo di terminale viene usato se vogliamo tenere la nostra esca piu' ferma).
N3:lenza a "bandiera",(questo terminale viene usato per tenere la lenza ferma e 'esca rialzata dal fondo).
N1:lenza classica per pesca a fondo.
N2:lenza classiaca con aggiunta di una palla galleggiante,(per tenere l'esca sollevata dal fondale).
LE QUATTRO STAGIONI DEL SILURO
Il siluro esce dal "letargo" invernale quando l’acqua è intorno agli 8° C. Il suo stomaco è vuoto, le sue riserve di grasso sono finite, ed ha fretta di preparare la prossima frega. Tutti si attivano, e in particolare le femmine, che vogliono aumentare la quantità di uova che gia portano con loro. Malgrado un acqua ancora fredda (8-11° C), le prime grosse prede finiscono in bocca al nostro predatore, soprattutto durante le piene del fiume, che sporcano l'acqua. Quando il fiume è normale il siluro preferisce attendere la preda sul fondo, in acque medio profonde, dove gli sbalzi termici di questo periodo sono meno rilevanti, piuttosto di effettuare una cruenta caccia in superficie. Quando l’acqua finalmente raggiunge i 17° C, il ventre delle femmine si arrotonda, riempitosi di numerose uova. I siluri in questo periodo, evitano con decisione le nostre esche, concentrandosi più sulla frega: è quasi inutile disturbarli!
Dopo la frega, il siluro ha molta fame, la perdita di calorie provocata da un difficile ed agitato accoppiamento, deve essere compensata al più presto, lavoro non molto complicato in un acqua così riscaldata. La digestione del siluro è molto rapida e lo stomaco assorbe velocemente le sostanze nutritive ad intervalli ravvicinati, le nostre esche possono ora riempirgli la pancia. La pesca è prevalentemente notturna, e l'attività è maggiormente concentrata a galla nei bassi fondali.
Quando la temperatura dell’acqua ridiscende notevolmente sotto i 22° C, l’organismo del siluro si prepara poco a poco all’inverno che si avvicina, in quanto gli conviene ricoprirsi di uno stato supplementare di grasso. Purtroppo, però, le basse temperature, rendono i pesci spesso lunatici, soprattutto in caso di brusca caduta intorno ai 2° C, rimanendo inattivi per parecchi giorni. Pertanto l’organismo risente il bisogno di arricchire ancora di più un ventre già bello pieno, è in questi casi che si può parlare di siluri grassoni. Durante questi giorni, per circa una settimana, si possono fare delle catture fantastiche. Più la temperatura dell’acqua si abbassa e più rare diventano le cacce collettive, quando essa è intorno ai 10° C, solo qualche individuo gigantesco è ancora in attività e lo si può catturare pescando sulle fosse profonde. È in ragione di questa specie di bulimia, che autunno è per due o tre settimane uno dei periodi migliori dell’anno per fare il colpaccio. Solo a causa dei capricci del tempo, questa fase rimane spesso imprevedibile.
Se la temperatura dell’acqua cade sotto gli 8° C, il siluro osserva una attività ridotta al minimo, riposa sul fondo senza muoversi. Le sue principali riserve caloriche sono sacrificate solo all’apertura e alla chiusura delle branchie per respirare. Non si sposta praticamente più da dove si trova, solamente un brusco cambiamento d’acqua causato da una piena lo costringe a farlo. In questo periodo le possibilità di una cattura sono evidentemente ridotte. E’ possibile in tal periodo attaccare spesso e volentieri dei siluri dall’esterno, in quanto nei mesi più freddi dell’anno, si assiste ad un vero e proprio assembramento di massa di siluri. Questo fenomeno è frequente ed è stato osservato, sia in Po, che nel canal Bianco e in Francia nella Saona. L’inverno è dunque il periodo dell’anno peggiore per catturare siluri? Dove l’inverno è rigido sicuramente! Ma dove determinate condizioni ambientali, naturali o artificiali, permettono all’acqua di non raggiungere determinate basse temperature, allora qui le possibilità di una cattura non sono nulle. Ad esempio nei pressi di Ostiglia nel mantovano, una centrale termoelettrica presente sulla riva del Po, fa si che la temperatura dell’acqua non scenda per un lungo tratto al di sotto dei fatidici 10° C, infatti in questa zona le catture invernali sono più numerose che in qualsiasi altro posto nel Grande Fiume.
PESCA AL SILURO CON TECNICA A "BREAK"
NELLA TECNICA A BREAK L'ESCA VIENE BLOCCATA E TENUTA FERMA LEGANDOLA IN UN APPIGLIO SIA NATURALE CHE ARTIFICIALE, DI SOLITO DALLA PARTE OPPOSTA DI DOVE STIAMO PESCANDO.
INFATTI PER PESCARE A BREAK E' CONSIGLIATO , QUASI OBBLIGATORIO! L'USO DELLA BARCA. IN QUESTO CASO ABBIAMO SCELTO UNA LEGNAIA CREATASI AI LATI DI UN PILONE DEL PONTE (ZONA OTTIMA).
sabato 15 settembre 2012
Piombatura lenza:
1. Piombatura raggruppata
2. Piombatura differenziata
3. Piombatura distribuita (a crescere verso l'alto)
4. Piombatura differenziata inversa
2. Piombatura differenziata
3. Piombatura distribuita (a crescere verso l'alto)
4. Piombatura differenziata inversa
Le montature sono principalmente di tre tipi. Al primo appartengono le montature raggruppate, quelle cioè che condensano in un breve spazio di lenza tutto il piombo necessario a tarare il galleggiante e a far giungere l'esca nelle vicinanze del fondo. La piombatura può essere costituita da vari piombini sferici e/o da torpilles. La torpille si può sostituire con un bulk di grossi pallini. Quest'ultima soluzione è quella che preferisco nel caso non si utilizzino montature troppo pesanti. L'uso dei pallini consente di variare con più facilità la geometria della lenza.
Al secondo tipo appartengono le montature distribuite, dove i pallini di piombo vengono dislocati per tutta la lunghezza del filo, tra il galleggiante e l'amo, a una distanza regolare (o quasi). Anche nelle piombature distribuite si può decrescere la distanza verso l'alto aumentando la misura dei piombi. Per la pesca a galla solitamente si usano pallini tutti della stessa misura e alla stessa distanza. In casi particolari si raggruppano i pallini vicino all'amo.
Il terzo tipo comprende le montature differenziate, chiamate anche "logaritmiche", costituite da una serie di piombini messi in sequenza a decrescere o a crescere. Esempio: 4 pallini a 20 cm dall'amo, poi 3, poi 2, poi 1. Oppure possono essere nell'ordine inverso, partendo dal galleggiante. Ogni montatura viene scelta in rapporto al tipo di pesce che si vuole pescare tenendo presente le abitudini alimentari dell'animale. In generale la piombatura complessiva nella pesca a passata può variare dai 0,50 g ai 10/15 g di piombo.
Il problema è trovare la piombatura giusta per permettere all'esca di lavorare alla profondità che si desidera, permettendo una passata il più possibile naturale e fluida. Stabilita la quantità di piombo necessaria, si deve tarare il galleggiante per permettergli una resa corretta. Solo a questo punto si può decidere come distribuire i singoli piombi, siano pallini o torpilles. Al riguardo ogni pescatore ha le sue teorie e i suoi segreti, così non ci sono limiti alle possibilità di costruire piombature di ogni tipo. Possiamo perciò soltanto cercare di vedere quali sono in generale le montature più logiche e collaudate. Con i pesci di fondo, come carpe e barbi, occorre concentrare la piombatura nella parte finale, a circa 30135 cm dall'amo. Quindi, usando per esempio una piombatura totale da 3 g, si deve concentrare almeno l'85 o il 90 per cento della piombatura nella parte finale, vale a dire 2,5 g a 30 cm dall'amo e il rimanente distribuito lungo la lenza fino al galleggiante.
Con pesci, invece, che salgono in superficie o a mezz'acqua per nutrirsi e che sono estremamente diffidenti, la maggiore distribuzione del piombo dev'essere nella parte centrale o superiore della lenza, quindi a 1,50 m dall'amo (a seconda della profondità). In altre condizioni, quando le due precedenti non danno risultato, si può distribuire regolarmente la piombatura dal galleggiante lungo tutta la lenza, fino al limite di 20/25 cm dall'amo.
Un caso tipico in cui è opportuno concentrare la piombatura nella parte finale della lenza è quando si è in presenza di pesce piccolo, la minutaglia composta per esempio da alborelle che aggrediscono l'esca prima che raggiunga il fondo, intaccandola e rendendola quindi meno appetibile ai pesci più grandi che si trovano più in basso. Da qui l'esigenza che l'esca scenda velocemente, per "bucare', come si dice in gergo, questo strato di pesciolini che non interessano il pescatore. Quando le fasce di corrente non sono uniformi, come nel caso di una corrente di fondo più veloce di quella superficiale, si usano le piombature differenziate, con la quantità maggiore di piombo concentrata nella parte di corrente più rapida e la quantità minore in quella meno sostenuta.
Regola fondamentale, valida per ogni montatura: la distanza dell'ultimo piombino dall'amo non dev'essere mai inferiore ai 20 cm e, in caso di acque molto lente, addirittura da 50 cm fino a 1 m per permettere all'esca un movimento naturale di fronte a pesci diffidenti. Al di là di queste regole generali, ognuno arriva a inventarsi la propria lenza, sulla base delle sue personali osservazioni. In ogni caso, si tenga sempre presente, soprattutto se si realizzano piombature miste, la differenza che esiste tra pallini e torpilles: la torpille concentra in un piccolo volume una notevole percentuale di piombatura della lenza.
A passata, normalmente, la torpille viene usata di più con la canna fissa, anche per la sua forma caratteristica che ha maggiore penetrazione idrodinamica e permette quindi all'esca di raggiungere rapidamente il fondo. Al tempo stesso la maggior concentrazione di piombo va anche a vantaggio della sensibilità di risposta del galleggiante.
Un ultimo accorgimento: nella parte terminale della lenza, dove il monofilo raggiunge il suo diametro minore proprio per essere invisibile ai pesci, si può inserire una girella. Questa annulla gli effetti delle varie torsioni (per esempio quelle impresse dal pesce durante il recupero) e quindi garantisce una maggiore durata di questa parte di monofilo così sottile e delicata. C'è chi dice che la girella è un corpo estraneo nell'omogeneità della lenza, c'è chi sostiene che anche la semplice esca, durante il recupero, ruota come un'elica e senza girella trasmette a tutto il filo una torsione continua: a me pare sensata quest'ultima osservazione, anche perché le girelle più moderne sono più piccole di un piombino e morbide perché snodate. Ma il bello della pesca a passata sta anche in questo: ognuno può, con un poco di esperienza e di fantasia, trasformarla nella "sua" tecnica di pesca.
Al secondo tipo appartengono le montature distribuite, dove i pallini di piombo vengono dislocati per tutta la lunghezza del filo, tra il galleggiante e l'amo, a una distanza regolare (o quasi). Anche nelle piombature distribuite si può decrescere la distanza verso l'alto aumentando la misura dei piombi. Per la pesca a galla solitamente si usano pallini tutti della stessa misura e alla stessa distanza. In casi particolari si raggruppano i pallini vicino all'amo.
Il terzo tipo comprende le montature differenziate, chiamate anche "logaritmiche", costituite da una serie di piombini messi in sequenza a decrescere o a crescere. Esempio: 4 pallini a 20 cm dall'amo, poi 3, poi 2, poi 1. Oppure possono essere nell'ordine inverso, partendo dal galleggiante. Ogni montatura viene scelta in rapporto al tipo di pesce che si vuole pescare tenendo presente le abitudini alimentari dell'animale. In generale la piombatura complessiva nella pesca a passata può variare dai 0,50 g ai 10/15 g di piombo.
Il problema è trovare la piombatura giusta per permettere all'esca di lavorare alla profondità che si desidera, permettendo una passata il più possibile naturale e fluida. Stabilita la quantità di piombo necessaria, si deve tarare il galleggiante per permettergli una resa corretta. Solo a questo punto si può decidere come distribuire i singoli piombi, siano pallini o torpilles. Al riguardo ogni pescatore ha le sue teorie e i suoi segreti, così non ci sono limiti alle possibilità di costruire piombature di ogni tipo. Possiamo perciò soltanto cercare di vedere quali sono in generale le montature più logiche e collaudate. Con i pesci di fondo, come carpe e barbi, occorre concentrare la piombatura nella parte finale, a circa 30135 cm dall'amo. Quindi, usando per esempio una piombatura totale da 3 g, si deve concentrare almeno l'85 o il 90 per cento della piombatura nella parte finale, vale a dire 2,5 g a 30 cm dall'amo e il rimanente distribuito lungo la lenza fino al galleggiante.
Con pesci, invece, che salgono in superficie o a mezz'acqua per nutrirsi e che sono estremamente diffidenti, la maggiore distribuzione del piombo dev'essere nella parte centrale o superiore della lenza, quindi a 1,50 m dall'amo (a seconda della profondità). In altre condizioni, quando le due precedenti non danno risultato, si può distribuire regolarmente la piombatura dal galleggiante lungo tutta la lenza, fino al limite di 20/25 cm dall'amo.
Un caso tipico in cui è opportuno concentrare la piombatura nella parte finale della lenza è quando si è in presenza di pesce piccolo, la minutaglia composta per esempio da alborelle che aggrediscono l'esca prima che raggiunga il fondo, intaccandola e rendendola quindi meno appetibile ai pesci più grandi che si trovano più in basso. Da qui l'esigenza che l'esca scenda velocemente, per "bucare', come si dice in gergo, questo strato di pesciolini che non interessano il pescatore. Quando le fasce di corrente non sono uniformi, come nel caso di una corrente di fondo più veloce di quella superficiale, si usano le piombature differenziate, con la quantità maggiore di piombo concentrata nella parte di corrente più rapida e la quantità minore in quella meno sostenuta.
Regola fondamentale, valida per ogni montatura: la distanza dell'ultimo piombino dall'amo non dev'essere mai inferiore ai 20 cm e, in caso di acque molto lente, addirittura da 50 cm fino a 1 m per permettere all'esca un movimento naturale di fronte a pesci diffidenti. Al di là di queste regole generali, ognuno arriva a inventarsi la propria lenza, sulla base delle sue personali osservazioni. In ogni caso, si tenga sempre presente, soprattutto se si realizzano piombature miste, la differenza che esiste tra pallini e torpilles: la torpille concentra in un piccolo volume una notevole percentuale di piombatura della lenza.
A passata, normalmente, la torpille viene usata di più con la canna fissa, anche per la sua forma caratteristica che ha maggiore penetrazione idrodinamica e permette quindi all'esca di raggiungere rapidamente il fondo. Al tempo stesso la maggior concentrazione di piombo va anche a vantaggio della sensibilità di risposta del galleggiante.
Un ultimo accorgimento: nella parte terminale della lenza, dove il monofilo raggiunge il suo diametro minore proprio per essere invisibile ai pesci, si può inserire una girella. Questa annulla gli effetti delle varie torsioni (per esempio quelle impresse dal pesce durante il recupero) e quindi garantisce una maggiore durata di questa parte di monofilo così sottile e delicata. C'è chi dice che la girella è un corpo estraneo nell'omogeneità della lenza, c'è chi sostiene che anche la semplice esca, durante il recupero, ruota come un'elica e senza girella trasmette a tutto il filo una torsione continua: a me pare sensata quest'ultima osservazione, anche perché le girelle più moderne sono più piccole di un piombino e morbide perché snodate. Ma il bello della pesca a passata sta anche in questo: ognuno può, con un poco di esperienza e di fantasia, trasformarla nella "sua" tecnica di pesca.
uno degli aspetti più importanti della pesca sportiva con il galleggiante: la taratura. Essa è talmente determinante che, a seconda di come viene eseguita, la pescata va bene o meno. Basti pensare che l'85% del buon esito della giornata di pesca dipende da com'è stato tarato il segnalatore.
Vediamo passo passo come realizzare una perfetta piombatura.
GENERALITA'
GENERALITA'
“Tarare un galleggiante” significa piombarlo nel modo corretto, a seconda della sua grammatura e della situazione di pesca (vento, corrente, pesci sospettosi, minutaglia abbondante, etc). Ovviamente la soluzione migliore consiste nel piombarlo completamente.
Ad esempio, se utilizziamo un galleggiante da mezzo grammo, dovremo realizzare una piombatura di 0,5 grammi. Ma attenzione perché non sempre è così. Sappiamo bene che la piombatura può essere effettuata sia con torpille sia con pallini, oppure combinandoli.
Prendiamo sempre come esempio un galleggiante da mezzo grammo e analizziamo i vari tipi di piombatura.
TIPI DI PIOMBATURA
Fig. 1 - Torpille secca oppure torpille più 2-3 pallini
Ecco una lenza che viene adoperata soprattutto in caso di corrente, quando bisogna “perforare” quest'ultima per far adagiare l'amo sul fondo (nelle figure scelgo a caso la grammatura del galleggiante). L'importante è seguire le proporzioni. È ovvio che in un canale di forte corrente, ad esempio, bisogna avere una certa esperienza per governare una lenza da 0,5 grammi. Questa lenza si rivela utile anche quando è presente la minutaglia, in particolare in piena estate: infatti, mettendo solo i piombini spaccati, se c'è minutaglia, il bigattino difficilmente arriverà integro sul fondo, perché quei pescetti se lo saranno già mangiato o comunque lo avranno ucciso durante la fase di caduta. Quindi la torpille velocizza e garantisce l'arrivo dell'esca integra sul fondo.
Fig. 2 - Solo pallini oppure bulk più pallini
In questo caso si utilizzeranno unicamente i pallini, o in alternativa, un bulk, che tari il 40-50-80 % della portata del galleggiante a seconda della corrente, e una spallinata con i piombini spaccati. È una lenza che viene costruita se si ha a che fare, ad esempio, con pesci sospettosi. Quindi si avrà bisogno di lenze morbide o morbidissime che non spingano il pesce ad abbandonare l'esca, dopo aver avvertito dei pesi “anomali”. La spallinatura può essere realizzata principalmente in due modi differenti:
Fig. 2a - Piombatura con distanza ad aumentare verso il basso
Si effettua quando si desidera che la lenza esegua una curva simile ad un'iperbole, soprattutto quando il pesce mangia in caduta.
Fig. 2b - Piombatura con distanza ad aumentare verso l'alto
Si crea quando si vuole maggiore rigidità, in modo tale che il terminale sia ben appoggiato sul fondo. La si adopera quindi soprattutto quando c'è corrente.
DIFFERENZA TRA BULK E TORPILLE
La differenza tra il bulk e la torpille va ricercata nella concentrazione del piombo che è maggiore nel secondo caso. Si consiglia l'uso della torpille quando è necessario ottenere la massima stabilità possibile della lenza, quando magari c'è forte corrente. Diversamente, il bulk non ha la fermezza della torpille, perciò viene adoperato principalmente in acque lente o ferme, alla ricerca di carpe e carassi, quando è necessario entrare rapidamente in pesca. Inoltre, utilizzando i pallini, si può modificare facilmente la geometria della lenza, cosa che non si può svolgere con un unico corpo di piombo. In aggiunta, con il bulk si ottiene una lenza più facile da gestire e manovrare a differenza dell'olivetta, perché una catenella di pallini evita di far compiere alla montatura dei gesti inconsulti che spesso una torpille provoca durante delle azzardate manovre del pescatore. Il tutto può finire con dei grovigli di filo: l'olivetta ha un volume più sviluppato in larghezza che porta la lenza a dei movimenti scorbutici, i quali spingono il filo ad accavallarsi.
Fig. 3 - Esempio di bulk
CONCLUSIONI
In definitiva raccomando a tutti i neofiti e non, di spendere qualche minuto in più sulla realizzazione della piombatura cercando di utilizzare il vostro “senso dell'acqua” che noi pescatori tutti possediamo per capire quando è il caso di utilizzare lenze capillari e quando si può adoperarne una anche abbastanza grossolana.
Dove pescare a Pavia.
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Località: CERTOSA DI PAVIA
Nel naviglio pavese la pesca è molto tecnica
ACQUE: Naviglio Pavese
Nel naviglio pavese la pesca è molto tecnica
ACQUE: Naviglio Pavese
Descrizione del luogo: canale con profondità molto basse con fondali erbosi, le rive sono molto agibili in quanto tutto il tratto è costeggiato da una strada molto praticata da ciclisti e...
fondisti. Questo naviglio una volta era usato da barconi per il trasporto delle merci e sabbia. A tratti è molto pescoso ma bisogna pescare con molta attenzione data la poca profondità e con acque molto limpide.
Azione di pesca: la nostra azione di pesca, come già citato, deve essere molto attenta con montature molto leggere con lenza madre dello 0,10/0,12 con galleggiante 4x12, il terminale non dovrà superare lo 0,8, si consiglia uno 0,6 per vedere più abboccate, anche se qualche grosso cavedano potrebbe rompere il nostro terminale, i pesci presenti oltre al cavedano sono scardole, carassi, triotti e qualche carpa. La pasturaziione deve essere fatta con molta moderazione e attenzione. In questo tratto vengono svolte molte gare. naviglio pavese pescare in lombardia
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Parco la Barona di Giussago
La nuova struttura del parco “La Barona”, è significativa non solo come opera in quanto tale ma anche come “modello” di gestione nato in collaborazione con un’associazione presente sul territorio “La Carpanela”.
L’iniziativa è nata da una richiesta al Comune, da parte dell’associazione La Carpanela, per realizzare una “lanca” per la pesca sportiva. In prima istanza si è cercato di individuare un’area adatta a tale iniziativa, successivamente si è pensato di ricercare una soluzione non esclusivamente per la pesca ma anche per il tempo libero, la lettura e lo svago.
Da qui i presupposti per l’individuazione di un’area che potesse ospitare tali attività e che permettesse una buona fruibilità, non a caso è stata individuata l’area ad est a ridosso del capoluogo.
I lavori di scavo e piantumazione, in parte finanziati dalla Regione, hanno permesso di rendere attivo il parco ed il laghetto per la pesca in breve tempo.
Al termine dei lavori è stata stipulata una convenzione con l’associazione La Carpanela, tutt’ora in essere, che prevede la gestione del laghetto da pesca secondo un regolamento approvato dall’associazione, ma anche la gestione della manutenzione di tutto il parco che è di circa 33.000 mq.
La gestione si basa su forme di semi-volontariato e questo offre un ottimo servizio a tutti i cittadini senza gravare sulle casse comunali.
Da poco si sono conclusi anche i lavori per il consolidamento spondale del laghetto, a totale carico dell’Associazione La Carpanela, realizzati grazie ad un nuovo accordo tra L’amministrazione comunale e la Carpanela.
______________________________________________________________________________________L’iniziativa è nata da una richiesta al Comune, da parte dell’associazione La Carpanela, per realizzare una “lanca” per la pesca sportiva. In prima istanza si è cercato di individuare un’area adatta a tale iniziativa, successivamente si è pensato di ricercare una soluzione non esclusivamente per la pesca ma anche per il tempo libero, la lettura e lo svago.
Da qui i presupposti per l’individuazione di un’area che potesse ospitare tali attività e che permettesse una buona fruibilità, non a caso è stata individuata l’area ad est a ridosso del capoluogo.
I lavori di scavo e piantumazione, in parte finanziati dalla Regione, hanno permesso di rendere attivo il parco ed il laghetto per la pesca in breve tempo.
Al termine dei lavori è stata stipulata una convenzione con l’associazione La Carpanela, tutt’ora in essere, che prevede la gestione del laghetto da pesca secondo un regolamento approvato dall’associazione, ma anche la gestione della manutenzione di tutto il parco che è di circa 33.000 mq.
La gestione si basa su forme di semi-volontariato e questo offre un ottimo servizio a tutti i cittadini senza gravare sulle casse comunali.
Da poco si sono conclusi anche i lavori per il consolidamento spondale del laghetto, a totale carico dell’Associazione La Carpanela, realizzati grazie ad un nuovo accordo tra L’amministrazione comunale e la Carpanela.
venerdì 7 settembre 2012
Ciao a tutti, oggi niente pesca, siamo andati a trovare i nonni, nei prossimi giorni dovrò assentarmi e quindi niente attività pescatoria, ma voglio ugualmente rendermi utile postando un elenco dei vari Pesci Gatto presenti nei vari fiumi d'Italia
"I Pesci d'Acqua Dolce"
Curiosità dal Mondo
Durante una battuta di pesca sul fiume Congo in Africa, il pescatore britannico Jeremy Wade, 52 anni, ha tirato su un enorme tigerfish Goliath.
Il Goliath è considerato uno dei pesci d'acqua dolce più grande del mondo e si teme molto più grande e più mortale del piranha.
Il pesce gigante ha 32 denti che sono di dimensioni simili a quelle di un grande squalo bianco e si è appreso che attacca gli esseri umani e coccodrilli.
Un gruppo di pescatori sono riusciti a catturarlo in un habitat molto difficile da raggiungere.
"Questo pesce non è tinca", ha detto Wade,"E ' a tutti gli effetti, un piranha gigante. E ' una vera bestia.
I denti sono incredibilmente aguzzi e sono circa la stessa lunghezza di quelli di un grande squalo bianco.
Oltretutto ha anche un morso estremamente potente ed è conosciuto per consumare prede delle stesse dimensioni, attaccano le persone e staccano pezzi ai coccodrilli.
Si pensa che questi attacchi del pesce siano una risposta riflessa ai movimenti improvvisi o di schizzi.
E 'molto raro per la cattura, specialmente da un estraneo, perché si trovano in postazioni remote e difficili da raggiungere, anche perchè non ci sono guide su quella parte del fiume Congo.
Wade ha utilizzato un grosso pesce gatto come esca, un canna da pesca 200-libre e inoltre (non faccio fatica a crederci), ha preso una distanza considerevole per la sua sicurezza.
Wade, una volta catturato questo pesce, è riuscito ad ottenere queste foto ed infine lo ha fatto tornare al suo habitat.
Il Goliath è considerato uno dei pesci d'acqua dolce più grande del mondo e si teme molto più grande e più mortale del piranha.
Il pesce gigante ha 32 denti che sono di dimensioni simili a quelle di un grande squalo bianco e si è appreso che attacca gli esseri umani e coccodrilli.
Un gruppo di pescatori sono riusciti a catturarlo in un habitat molto difficile da raggiungere.
"Questo pesce non è tinca", ha detto Wade,"E ' a tutti gli effetti, un piranha gigante. E ' una vera bestia.
I denti sono incredibilmente aguzzi e sono circa la stessa lunghezza di quelli di un grande squalo bianco.
Oltretutto ha anche un morso estremamente potente ed è conosciuto per consumare prede delle stesse dimensioni, attaccano le persone e staccano pezzi ai coccodrilli.
Si pensa che questi attacchi del pesce siano una risposta riflessa ai movimenti improvvisi o di schizzi.
E 'molto raro per la cattura, specialmente da un estraneo, perché si trovano in postazioni remote e difficili da raggiungere, anche perchè non ci sono guide su quella parte del fiume Congo.
Wade ha utilizzato un grosso pesce gatto come esca, un canna da pesca 200-libre e inoltre (non faccio fatica a crederci), ha preso una distanza considerevole per la sua sicurezza.
Wade, una volta catturato questo pesce, è riuscito ad ottenere queste foto ed infine lo ha fatto tornare al suo habitat.
IL PESCE D’ACQUA DOLCE PIÙ GRANDE DEL MONDO!
Pesa 617 chilogrammi ed è stato pescato martedì scorso nei pressi di Tongjiang, una cittadina cinese al confine con la Russia, il pesce d’acqua dolce più grande del mondo!
Si tratta di un esemplare di Kaluga, una razza che vanta di identificare alcuni tra i pesci d’acqua dolce più grandi del mondo, con un peso massimo di circa 1000 kg e 5,6 m di lunghezza.
Il pescatore che è riuscito nell’impresa si chiama Chen Lin e una volta riuscito ad estrarre l’enorme pesce dall’acqua ha dichiarato di non averne mai visti di così grandi, e che era stata una grande soddisfazione per lui riuscire a compiere un’impresa di tale portata.
Il pescatore che è riuscito nell’impresa si chiama Chen Lin e una volta riuscito ad estrarre l’enorme pesce dall’acqua ha dichiarato di non averne mai visti di così grandi, e che era stata una grande soddisfazione per lui riuscire a compiere un’impresa di tale portata.
Data la rarità di pesci di questa razza per via di un’estinzione sempre più vicina, il pesce è statorigettato nelle acque del fiume Heilongjiang, dove si spera possa vivere ancora a lungo!
Una bella esperienza però per i pescatori cinesi che sono riusciti a pescare il pesce d’acqua dolce più grande del mondo!
Una bella esperienza però per i pescatori cinesi che sono riusciti a pescare il pesce d’acqua dolce più grande del mondo!
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CARATTERISTICHE DEI PESCI ITALIANI
lo Scazzone
Specie ittica: Autoctona
Classe: Osteitti
Ordine: Scorpeniformi
Famiglia: Cottidae
Nome scientifico: Cottus gobio
Nome italiano: Scazzone
Morfologia:
lo Scazzone è l'unica specie della famiglia dei Cottidi presente nelle acque dolci italiane: gli altri rappresentanti di questa famiglia vivono infatti in acque marine o salmastre. E' caratterizzato da un capo grande e appiattito, da una bocca di notevoli dimensioni munita di piccoli denti e labbra carnose e da due pinne dorsali (la prima più bassa e meno estesa) che occupano quasi tutto il dorso. La caudale è arrotondata con raggi divisi. La linea laterale è generalmente completa; manca la vescica gassosa. Il dorso e i fianchi presentano una colorazione bruno- grigiastra con macchie e bande più scure; il ventre è biancastro. Si distingue dal Ghiozzo, che presenta pure capo grande e appiattito, per le pinne ventrali divise che non formano una ventosa e per quelle pettorali grandi a ventaglio.
Riproduzione e accrescimento:
si riproduce da febbraio a maggio. Le uova, in numero di 100- 300, possono essere attaccate sotto i sassi o deposte in piccole buche scavate dai maschi che provvedono anche a sorvegliarle. Dopo 3- 4 settimane schiudono larve di 6- 7,5 mm. Ad un anno misurano 4- 5 cm, a tre anni 9- 10 cm. Possono raggiungere i 15 cm di lunghezza (eccezionalmente 18 cm) e l'età massima di 5 anni.
Alimentazione:
è attivo soprattutto di notte. Si nutre di larve di insetti (effimere, friganee ecc. ), di piccoli crostacei (soprattutto gammaridi), di uova ed avannotti di trota e altri pesci.
Habitat:
è un pesce di fondo, poco resistente nel nuoto. Vive in acque correnti, fresche e ossigenate, con fondali sabbiosi ricchi di ghiaia.
Comportamento:
è un pesce territoriale. Il grande capo depresso e la bocca ampia con labbra molto spesse, gli conferiscono un aspetto "cattivo" grazie al quale riesce a mettere in fuga anche pesci di taglia
notevolmente più grossa della sua.
Distribuzione:
in Italia la specie è autoctona. Le popolazioni più consistenti riguardano le regioni settentrionali. Nell'Italia centrale la sua presenza è frammentaria, mentre non è accertata la sua presenza nelle regioni meridionali, Sicilia e Sardegna.
Distribuzione in Provincia di Lodi:
Fiume Adda, Canale Muzza, Canale Vacchelli, alcuni corsi d'acqua secondari situati nella porzione a Nord della Provincia.
Principali minacce:alterazione degli habitat acquatici, inquinamento.
Problematiche legate alla specie:
Classe: Osteitti
Ordine: Scorpeniformi
Famiglia: Cottidae
Nome scientifico: Cottus gobio
Nome italiano: Scazzone
Morfologia:
lo Scazzone è l'unica specie della famiglia dei Cottidi presente nelle acque dolci italiane: gli altri rappresentanti di questa famiglia vivono infatti in acque marine o salmastre. E' caratterizzato da un capo grande e appiattito, da una bocca di notevoli dimensioni munita di piccoli denti e labbra carnose e da due pinne dorsali (la prima più bassa e meno estesa) che occupano quasi tutto il dorso. La caudale è arrotondata con raggi divisi. La linea laterale è generalmente completa; manca la vescica gassosa. Il dorso e i fianchi presentano una colorazione bruno-
Riproduzione e accrescimento:
si riproduce da febbraio a maggio. Le uova, in numero di 100-
Alimentazione:
è attivo soprattutto di notte. Si nutre di larve di insetti (effimere, friganee ecc. ), di piccoli crostacei (soprattutto gammaridi), di uova ed avannotti di trota e altri pesci.
Habitat:
è un pesce di fondo, poco resistente nel nuoto. Vive in acque correnti, fresche e ossigenate, con fondali sabbiosi ricchi di ghiaia.
Comportamento:
è un pesce territoriale. Il grande capo depresso e la bocca ampia con labbra molto spesse, gli conferiscono un aspetto "cattivo" grazie al quale riesce a mettere in fuga anche pesci di taglia
notevolmente più grossa della sua.
Distribuzione:
in Italia la specie è autoctona. Le popolazioni più consistenti riguardano le regioni settentrionali. Nell'Italia centrale la sua presenza è frammentaria, mentre non è accertata la sua presenza nelle regioni meridionali, Sicilia e Sardegna.
Distribuzione in Provincia di Lodi:
Fiume Adda, Canale Muzza, Canale Vacchelli, alcuni corsi d'acqua secondari situati nella porzione a Nord della Provincia.
Principali minacce:alterazione degli habitat acquatici, inquinamento.
Problematiche legate alla specie:
LA TINCA
PERSICO TROTA O BOCCALONE
TROTA MACROSTIGMA
CARPA
PERSICO REALE
PERSICO SOLE
LUCCIO
PESCE SILURO
PESCE GATTO NERO
giovedì 6 settembre 2012
martedì 4 settembre 2012
04-09-2012
Oggi pomeriggio siamo andati al solito posto a pescare, credo che dovrò trovare a chi dare il pesce pescato
purtroppo la persona alla quale solitamente davo il pescato, trova che il pesce Persico sia troppo pieno di lische, vo vi chiederete, ma perchè non lo mangi tu?......semplice mi piace pescare ma non mi piace il pesce, assurdo vero!!??!!

Oggi pomeriggio siamo andati al solito posto a pescare, credo che dovrò trovare a chi dare il pesce pescato
Oggi in 2 ore abbiamo pescato altri 2 pesci persico, è stata una giornata tragica, ho perso due lenze, un galleggiante, ingarbugliato il mulinello della canna da pesca!!!!!
Speriamo che domani. vada meglio
lunedì 3 settembre 2012
03-09-2012
OGGI NIENTE PESCA CAUSA PIOGGIA, LE PREVISIONI DANNO BRUTTO TEMPO FINO A GIOVEDI' MA SPERO CHE SI SBAGLINO, INTANTO VOLEVO DIRE CHE QUESTA MATTINA HO EREDITATO UNA CANNA DA PESCA DI SETTE METRI, NO SO QUANDO E DOVE UTILIZZARLA, MA APPENA AVRO' PIU' DI ESPERIENZA POTREI UTILIZZARLA IN TICINO, PER PROVARE L' EBREZZA DELLA PESCA IN UN FIUME VERO.........
POSTO UN PARTICOLARE DI QUESTA CANNA DA PESCA: CAPERLAN S'SCAPE TELESCOPICA 700 ( 7 metri ).
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